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DesignTech for Future: Pininfarina Architecture progetta il futuro post Covid-19

Pininfarina Architecture ha contribuito all’inedito “White Paper” dal titolo “DesignTech for Future” sul ruolo del design post Covid19 sviluppato attraverso 13 tavoli di lavoro tematici composti da esperti e professionisti in più settori, uniti in uno sforzo corale per tracciare linee guida e spunti concreti per lo sviluppo-nel breve, medio e lungo termine di possibili soluzioni che integrino design e tecnologia per trasformare i diversi spazi in cui la vita quotidiana riprenderà. Dal real estate all’education, dal living agli spazi ufficio, con la declinazione specifica del mondo delle banche, dai healthcare ai ristoranti, dal mondo retail a quello dell’accoglienza, fino a un focus su mobilità, innovazione sociale e supply chain, con attenzione particolare anche agli spazi pubblici.

Pininfarina Architecture si è dedicata ad immaginare soluzioni per lo spazio LIVING.


Nel 1972, attraverso la mostra Italy: The New Domestic Landscape, il MOMA presentò una nuova generazione di progettisti per celebrare la qualità visionaria del design italiano e la sua capacità di immaginare scenari futuribili per l’abitare anche attraverso l’uso pioneristico della tecnologia.

La crisi internazionale che stiamo vivendo ci mette in una condizione simile, in cui poter immaginare nuovi modi di vivere, lavorare e muoversi. Se è vero che la creatività fiorisce sotto pressione, l’occasione non può essere sprecata: dopo settimane chiusi nelle nostre abitazioni, interagendo con le micro-comunità dei nostri balconi, è cambiato radicalmente il modo di vivere e di percepire la casa. È nata una comune esigenza di aggiornare l’ambiente domestico al (con)vivere contemporaneo, e a questa esigenza dobbiamo rispondere con la forza evolutiva del design.

Un ecosistema aperto

L’abitazione di domani sarà diversa: non più un semplice prodotto edilizio, ma un paesaggio morbido, complesso, in continuo divenire. Dobbiamo immaginarla come un ecosistema aperto, un ambiente estroverso, proteso verso lo spazio esterno che temporaneamente ci può essere negato. I dati dimostrano questa esigenza: solo in Italia, nelle ultime quattro settimane, il valore degli immobili con terrazzo o giardino è aumentato dell’8%, ed è specularmente crollato in quegli spazi di vita che ne sono privi.

Osservando i comportamenti, nelle ultime settimane abbiamo visto, e vissuto, un uso nuovo di tutti gli spazi interstiziali: pianerottoli, balconi, ballatoi sono diventati estensioni del vivere quotidiano. Questa naturale colonizzazione di spazi residuali rappresenta uno sviluppo organico dell’abitare. Le coperture piane degli edifici possono dimostrarsi fondamentali per migliorare la qualità dell’abitato, ma anche i pilotis, i vani scala, i cortili, i parcheggi possono essere nobilitati a spazi di vita comune, accelerando l’adozione estensiva di alcune soluzioni di cui da anni sentiamo parlare, quali orti urbani e sistemi di verde pensile. Lo spazio dell’abitare, come un parassita, deve potersi espandere in modo organico, crescendo in funzione dei flussi degli utenti che lo abitano.

La tecnologia in questo senso può aiutare dal punto di vista progettuale e costruttivo. Possiamo immaginare edifici come macchine, in continua trasformazione attraverso l’integrazione di strutture modulari, realizzate off-site, montabili, smontabili, aggregabili. Possiamo finalmente dare vita alle profezie degli Archigram e alle visioni di Cedric Price, dimenticate più per motivi culturali, che non tecnologici.

Un ecosistema digitale

Nelle prime settimane di isolamento forzato l’universo digitale ha subito un’improvvisa accelerazione, centrata sull’ambiente domestico, diventato l’unico luogo di vita, di lavoro, di svago. Questa accelerazione faciliterà l’adozione e l’integrazione di tecnologie, creando una nuova cultura dell’abitare digitale che fino ad oggi ha faticato a trovare una identità. Non parleremo più di domotica, ma di ambienti sensibili in grado di massimizzare il nostro benessere fisico e psicologico, mutando in funzione delle nostre esigenze momentanee.

Dal punto di vista del benessere, assisteremo a una accelerazione di processi di telemedicina, intesi come collegamenti a centri sanitari e ospedalieri in una logica di assistenza domiciliare a rete, il modello cosiddetto hub & spoke. Il concetto di cura evolverà in quello del prendersi cura, ponendo grande attenzione a tutti quei parametri che influiscono sul nostro benessere: qualità dell’aria e dell’acqua, comfort termico, luminoso e acustico, alimentazione.

All’interno del nuovo ecosistema domestico dovremo prevedere l’uso di spazi diversi, in momenti diversi, in modi diversi. Questo impatterà innanzitutto sulla conformazione spaziale: non più loft minimalisti, ma spazi complessi, in pianta e in alzato. La casa non deve annoiarci, ma al contrario deve sorprenderci e divertirci, permettendoci di giocare con pareti mobili e arredi. Dal punto di vista funzionale, dobbiamo poter trasformare spazi di lavoro in spazi di svago; proiezioni immersive devono permetterci di guardare un film, effettuare una conference call o viaggiare con la realtà aumentata. A questi devono essere aggiunti spazi per l’attività fisica, per orti domestici, per immaginare ogni finestra in un punto di vista diverso sul mondo.

Micro-comunità e reti sociali

Abituati a considerarci ‘cittadini del mondo’, l’attuale quarantena ci ha costretto ad entrare in relazione con micro-comunità generate da interazioni spontanee. Dalle finestre e dai balconi delle nostre case, la nostra rete sociale si è improvvisamente ristretta alle persone con cui possiamo comunicare da una distanza breve, ma sicura. Guardando avanti, l’architettura dovrà includere queste micro-comunità all’interno del progetto, avvalendosi di metodologie per la generazione intenzionale, addizionale e misurabile di impatto sociale, con lo scopo di rafforzare interazione, coinvolgimento e attivazione delle comunità locali.

Parlando di impatto sociale, non possiamo limitare le azioni di cambiamento al contesto privato. Il settore pubblico, a livello comunale e regionale, avrà un ruolo fondamentale nell’accelerare queste trasformazioni, premiando, attraverso sgravi fiscali o procedurali, una riqualificazione del patrimonio esistente volta alla creazione di spazi comuni e pubblici di qualità. A livello nazionale, con lo stesso obiettivo, si dovrà cercare di aprire il mercato ai milioni di metri quadri sfitti, favorendo al contempo nuove modalità di abitare: solo in Europa, secondo una ricerca del quotidiano inglese The Guardian, sono circa 11 milioni le case vuote ed inutilizzate. Una ulteriore opportunità potrebbe essere quella di riconvertire complessi turistici e/o alberghieri, attualmente inutilizzati, in spazi di vita, o di co-living a tema, ovvero rivolti a uno specifico segmento di utenza. Anche la sharing economy, che nell’immediato ha assistito ad una battuta d’arresto, nel medio periodo ritroverà così una sua forza.

Il potere simbolico dell’architettura

A scala urbana, non possiamo dimenticare come il mantra degli architetti negli ultimi dieci anni sia stato solo uno: urbanizzazione. Con buona probabilità, la pandemia invertirà questa tendenza, e questo avrà un impatto non indifferente sulla casa, e su dove decideremo di abitare. Osservare le nostre città vuote, apparentemente prive di vita, ha riabilitato tuttavia il ruolo attivo dell’architettura nella creazione della nostra identità sociale – siamo le nostre città, le nostre strade, i nostri monumenti.


 

Scarica il whitepaper completo al seguente link DesignTech

Il documento programmatico per la ripartenza ha visto il contributo di:

  1. Real Estate | Lendlease (coordinatore) in collaborazione con Giuseppe Tortato Architetti
  2. Living | Pininfarina Architecture
  3. Workplace | DEGW/Lombardini 22 (coordinatore) in collaborazione con Workitect
  4. Healthcare | Binini Partners (coordinatore) in collaborazione con Centro Medico Santagostino
  5. Restaurant | Lai Studio (coordinatore) in collaborazione con Food Lifestyle di Paolo Barichella
  6. Retail | Piuarch
  7. Banking | MBA+D Matteo Belfiore Architecture + Design
  8. Hospitality | Zaha Hadid Architects
  9. Public Spaces | Progetto CMR
  10. Mobility | MIC Mobility in Chain
  11. Supply Chain | PwC Italy I Operations
  12. Social Innovation | PwC Italy I New Ventures I Innovation

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